Immagine in primo piano: “Boats In The Sea” di Joshua Rush per Fine Acts, modificata dalla Cattedra UNESCO RELIA e rilasciata con licenza CC BY-NC-SA 4.0.
👤 Benedetta Calonaci è bibliotecaria presso la Biblioteca di Scienze Sociali dell’Università di Firenze. Dopo la laurea in Lettere classiche all’Università di Pisa (1996), ha lavorato in biblioteche di ricerca e dal 2006 presso la Biblioteca di Scienze sociali dell’ Università di Firenze. È altresì Coordinatrice del Gruppo di lavoro SBA “Supporto all’open access e alla valutazione della ricerca”.
👤 Alessandra Gammino è bibliotecaria presso la Biblioteca di Scienze dell’Università di Firenze.
Realizzare una risorsa educativa aperta è un processo che non si conclude certo con la sua realizzazione materiale, con l’organizzazione e la presentazione dei contenuti.
Una volta creata, una OER deve essere messa nelle condizioni di circolare al meglio nel mare magnum della rete; di essere cioè facilmente recuperabile, chiaramente interpretabile nei suoi contenuti, integralmente fruibile su sistemi diversi; solo in questo modo sarà possibile realizzare l’incontro fra la risorsa ed il suo utente “ideale”, ma anche l’incontro con l’utente inaspettato, sfruttando la serendipità della rete.Si tratta, in una parola, di ottimizzare la sua discoverability.
Assolvere a tutte queste indicazioni non è semplice e può diventare un carico di lavoro ulteriore sulle spalle dei creatori. Si presuppone infatti che essi siano innanzitutto informati, che conoscano i diversi repository e il loro funzionamento, che abbiano degli account attivi per le piattaforme non istituzionali di rilievo e che siano familiari con le loro interfacce, infine, che conoscano i metadati e il modo migliore per generarne di efficienti. Reperire le informazioni e acquisire le competenze, oltre che il procedimento meccanico stesso di caricamento dei prodotti, consumano il tempo del creatore, che potrebbe arrivare a valutare il processo nel suo complesso non vantaggioso, specialmente a fronte della paura che quella risorsa non venga scoperta, utilizzata e dunque valorizzata. Condividere una OER è un atto di cura. Farlo dovrebbe essere il più agevole possibile, per questo proponiamo una sintesi dei principali punti da tenere a mente per ottimizzare la scopribilità e dunque l’impatto sociale.

Il repository
Selezionare accuratamente l’archivio in cui depositare i propri prodotti, scegliendolo fra i cosiddetti “Trusted repositories” è di fondamentale importanza. Sicuramente, optare per piattaforme promosse da istituzioni accademiche e culturali, che aderiscono a standard descrittivi e tecnici, garantisce la completezza della descrizione e l’interoperabilità su più sistemi. Ancora più importante, sarebbe poter scegliere repository specifici per le risorse educative, progettati secondo le peculiari caratteristiche di questo tipo di oggetti digitali e che sono indicizzati dalle principali search engine di OER o nei relativi meta-opac (Open Educational Resources Search Index – OERSI, Openly Available Sources Integrated Search – OASIS, Mason OER Metafinder).
Tra quelli dei partner EUniWell, si ricordano il Nantes istitutionnel OER repository -NÉO, Open ILIAS Universität zu Köln, Zentrale Repositorium für Open Educational Resources – ZOERR. Per l’Università di Firenze, le piattaforme per MOOC Ipazia e Federica.
A corredo del repository istituzionale prescelto, può essere utile avvalersi di altre piattaforme, commerciali ma ad accesso libero, come per esempio YouTube per i materiali multimediali, che grazie alla loro notorietà e all’uso capillare tra la popolazione di tutto il mondo, possono giovare alla visibilità di una certa risorsa.
Gli identificatori univoci
L’assegnazione di un identificativo univoco (DOI, URI, Handle…) ad un oggetto digitale è garanzia di stabilità in rete e costituisce la via più semplice per il rinvenimento della risorsa, anche a distanza di tempo. Tale identificativo generalmente previsto di default dalle piattaforme istituzionali.
I metadati
I repository istituzionali o interdisciplinari di OER offrono soprattutto la possibilità di corredare la risorsa di un buon numero di metadati, standardizzati e interoperabili.
I metadati sono fondamentali per la recuperabilità in rete di qualsiasi oggetto digitale. Senza di essi, anche la migliore risorsa rimane di fatto invisibile. I metadati, infatti, descrivono analiticamente una item in tutti i suoi aspetti (contenuto, formato, aggiornamento, livello di approfondimento educativo, durata…): da un lato quindi ne facilitano la corretta comprensione, valutazione ed utilizzo; dall’altro ne consentono il recupero da parte dei motori di ricerca e dei sistemi di indicizzazione. Più i metadati saranno ricchi, standardizzati ed interoperabili, tanto migliori saranno il posizionamento sui motori di ricerca, l’harvesting da parte di discovery tool bibliotecari e l’interoperabilità tra piattaforme di OER.
La standardizzazione dei metadati è un aspetto fondamentale. Soltanto se si utilizzano descrittori universalmente condivisi, infatti, possiamo far veicolare le informazioni descrittive, tecniche e gestionali fra sistemi eterogenei senza correre il rischio di ambiguità o perdita di informazioni.

Nel corso degli ultimi 20 anni, a partire da iniziative come la DCMI (Dublin Core Metadata Initiative), o da esigenze di settore (come quelle delle principali search engines) sono stati sviluppati alcuni modelli specifici di metadati per le risorse educative.
Gli approcci utilizzati sono stati sostanzialmente due: il primo “education based”, il secondo “search engine based”. Le iniziative scaturite dai due approcci hanno finito poi per influenzarsi l’un l’altra nel corso del tempo.
Gli standard specifici per le risorse educative introducono dati su caratteristiche e relazioni peculiari di queste ultime, come ad esempio i prerequisiti richiesti per fruire di un certo corso, oppure il livello di preparazione che si mira a raggiungere in quell’argomento attraverso la risorsa, e così via.
Fatta questa premessa, segnaliamo agli Autori alcuni accorgimenti pratici da adottare al momento del caricamento della propria risorsa educativa in un repository, al fine di migliorarne la discoverability:
- Inserire metadati il più possibile completi e dettagliati, se necessario anche avvalendosi dell’AI. Gli strumenti di intelligenza artificiale sono capaci di estrarne i dati principali con risultati spesso soddisfacenti, anche se da vagliare. Output migliorati o comunque più pertinenti possono essere ottenuti specificando allo strumento lo standard di metadati di riferimento.
- Fornire i metadati, se concesso dalla piattaforma, oltre che nella lingua del documento, in un’altra affermata a livello internazionale, in generale o nel proprio ambito di studio.
- Scegliere accuratamente le parole chiave che descrivono la risorsa e, se possibile, evitare di utilizzare lessico eccessivamente specifico.
- Assicurarsi che tra i metadati che descrivono la risorsa vi siano quelli relativi alla licenza. Non è infatti sufficiente che essa sia espressa esplicitamente nel documento, essa deve essere dichiarata anche in forma di metadato perché le search engines possano applicare ad essa il filtro relativo. Si ricorda che le licenze consigliate per le risorse educative aperte all’interno del progetto Creative Commons sono la CC BY e la CC BY SA.
Curare l’aggiornamento
L’invito è quello a non abbandonare la propria risorsa, ma curare l’aggiornamento dei contenuti, dei link e dei formati. Una risorsa con un contenuto obsoleto sarà più difficilmente rispondente alle query di ricerca degli utenti, per esempio. Una risorsa con link non funzionanti di più difficile interpretazione ed utilizzo per l’utente, che potrebbe sentirsi scoraggiato e valutare di trovarsi davanti a una risorsa “superata”, inibendo in questo modo il naturale processo di passaparola. Infine, un formato file in disuso potrebbe rendere la risorsa non fruibile, anche in caso di forte interesse dell’utente finale. Allo stesso modo, sarà fondamentale verificare che i link che puntano alla risorsa, inseriti dallo stesso autore in contesti diversi da quelli del repository (ad es. Syllabi etc.), siano ancora corretti e funzionanti. In questo senso il DOI offre, come dicevamo, garanzia di persistenza e recuperabilità .
Per concludere
Identificatori univoci, metadati, licenze aperte, dati e collegamenti aggiornati non sono soltanto funzionali al recupero sul web o alla selezione da parte dell’utente finale.
Essi consentono anche ai sistemi di retrieval di lavorare al meglio delle loro potenzialità, attingendo a bacini di contenuti in cui i vari elementi sono portatori anche di “significato” (web semantico).
Lavorare sulla discoverability non è un esercizio accessorio, ma è una componente essenziale della creazione di risorse educative aperte: un atto di cura verso la propria opera e verso la propria utenza, che va ad aumentare la qualità del contenuto stesso.
✍ La serie di articoli. Questo articolo fa parte della serie “Condividere è una sfida”, pubblicata nel corso del mese di marzo 2026, in collaborazione con la Cattedra UNESCO RELIA e la rete UNITWIN-UNOE.
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🖼️ Immagine in primo piano. L’intento artistico originale rimane quello dell’artista e può differire dall’intento editoriale del nostro remix. Ringraziamo Joshua Rush per aver condiviso il suo lavoro su Fine Acts con licenza aperta CC BY-NC-SA 4.0.
🅭🅯 Licenza e riutilizzo. Se non diversamente indicato, il contenuto di questo articolo è concesso in licenza CC BY 4.0.

